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Una politica energetica sostenibile per l’Italia

Riportato drammaticamente all’attualità dall’esplodere delle tensioni politiche e sociali nei Paesi del Nordafrica, il tema dell’approvvigionamento delle fonti è solo un aspetto, sia pure fondamentale, di un problema più vasto che coinvolge produzione, utilizzo e distribuzione. Urge più che mai porre la questione al centro dell’agenda politica nazionale

Il 15 febbraio scorso, organizzato dalla AIEE (Associazione Italiana Economisti dell’Energia) e dalla Staffetta Quotidiana (autorevole fonte d’informazione nel settore energetico), si è tenuta una qualificata tavola rotonda così intitolata: “Una politica energetica sostenibile. Le opzioni in gioco”. Oltre ai relatori era presente l’on. Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega alle politiche energetiche.

Per una bizzarria della cronaca, per non dire della storia, l’incontro è avvenuto pochi giorni prima che la questione energetica riesplodesse in tutta la sua drammaticità a seguito dell’esplosione delle tensioni politiche e sociali, e quindi economiche, che ha investito molti Paesi del Nordafrica e del Medioriente tra i quali, com’è noto, figurano alcuni dei maggiori fornitori di energie fossili per il nostro Paese. Le questioni dibattute il 15 febbraio, dunque, appaiono oggi più che mai urgenti. A seguire, un resoconto dell’incontro.

La sostenibilità di una politica energetica è il risultato di un’equazione le cui variabili principali sono:

  • la sicurezza degli approvvigionamenti;
  • l’economicità degli stessi;
  • il rispetto dell’ambiente in termini sia di produzione sia di utilizzo finale.

Tre variabili difficilmente compatibili tra loro, con la necessità di trovare un punto di equilibrio che si sposta continuamente nel tempo con il variare di situazioni esterne.La ricetta italiana

Per un Paese come l’Italia, privo o quasi di fonti energetiche, è prioritaria la necessità di approntare una linea strategica adeguata. In realtà, sembra che il mondo politico non sappia dare a questo tema l’adeguata attenzione, utilizzando le tematiche connesse più come causa di scontro per attirare consenso elettorale piuttosto che per risolvere i problemi. In Italia il soddisfacimento del fabbisogno energetico è assicurato da un mix ridotto di alternative, di cui petrolio e gas naturale costituiscono la quota assolutamente prioritaria. Ne consegue che il nostro indice di dipendenza dall’estero è tra i più alti al mondo.

La sicurezza

Come effetto di ciò, il fattore della sicurezza è continuamente messo a rischio risentendo pesantemente delle turbolenze geopolitiche che, ad intervalli più o meno lunghi, coinvolgono i Paesi produttori. La diversificazione delle fonti di approvvigionamento è un tema ineludibile, con un orientamento portato a privilegiare, nei limiti del possibile, accordi con quei Paesi che sembrano presentare un accettabile livello di stabilità politica. Ma indispensabile appare integrare l’approvvigionamento dall’estero con la realizzazione di sistemi di produzione indipendenti.

L’economicità

Strettamente connessa con la sicurezza è la variabile economicità. Il sistema di approvvigionamento italiano è certamente il più oneroso tra quelli dei Paesi industrializzati, penalizzando il nostro sistema produttivo in termini di competitività: nell’anno 2010 appena trascorso, in presenza di una quotazione media del greggio che ha sfiorato gli 80 dollari per barile, la bolletta energetica nazionale ha rasentato i 50 miliardi di euro, pari al 4 per cento del Pil. Una cifra enorme. La variabile economicità richiede però qualche approfondimento. In primo luogo è necessario avere presente che l’energia ha una connotazione “globale”, per cui l’aumento dei costi di approvvigionamento si ripercuote complessivamente su tutti i Paesi, con cadute però diverse con riferimento a: composizione del mix dei prodotti importati; grado di disponibilità di fonti proprie; grado di efficienza degli impianti di produzione; scelta delle politiche ambientali e rispetto dei limiti indicati dalle norme internazionali.

Un quadro negativo

Per l’Italia tutte le componenti sopra elencate agiscono in senso negativo. Infatti: il grado di disponibilità propria è bassissimo; la diversificazione del mix è limitata; gli impianti di utilizzazione sono sottoimpiegati, con riferimento sia alle raffinerie sia alle centrali elettriche. In particolare, le raffinerie italiane sono in molti casi mal ubicate (Porto Marghera, Pantano, Cremona, Falconara) e sottodimensionate. È un tema sottovalutato: i prodotti che escono dagli impianti dell’Asia e del Medio Oriente hanno quotazioni più basse. Le centrali elettriche, invece, vengono utilizzate solo per far fronte alla punta di domanda, altrimenti è economicamente più conveniente importare energia elettrica dall’estero. Di fronte a questo quadro, la pressione ambientalista scoraggia od ostacola, e quindi ritarda, il tentativo di aumentare l’utilizzo di altre fonti come il carbone e il nucleare, sia pure concepito con tecnologie moderne ed evolute, già ampiamente utilizzate in altre realtà.Le fonti rinnovabili

Eolico, fotovoltaico ecc., vale a dire le cosiddette fonti alternative, rappresentano un tema di grande interesse. Eppure, avvertono gli esperti, esse non saranno mai risolutive per soddisfare il fabbisogno energetico e, soprattutto, non hanno un’incidenza in termini di economicità, tenuto conto che la loro attuale utilizzabilità è possibile per il sostegno fiscale esistente. Al netto di tale sostegno, infatti, i costi di produzione del solare e dell’eolico non sarebbero competitivi con quelli delle fonti tradizionali.

Uno scenario preoccupante

Un recente Outlook della Exxon sottolinea che al 2030 la domanda di energia nel mondo crescerà di oltre il 60 per cento, e ciò anche senza forzare le aspettative di crescita di Paesi come Stati Uniti, Italia, Brasile e Indonesia. Ciò determinerà una pressione sulla domanda e un’inevitabile lievitazione dei costi.

Le azioni possibili

In primo luogo è necessario che il problema energia sia posto al centro dell’agenda politica. Va poi accentuato il tema della diversificazione delle fonti, senza paura di contrastare l’eventuale dissenso. Occorre inoltre puntare verso il recupero e la razionalizzazione degli impianti di produzione. Infine, è necessario avviare e sostenere piani d’intervento per la razionalizzazione dei consumi e il risparmio energetico in tutti i settori, non solo in quello edilizio.

 

Articolo pubblicato su Professione Dirigente, periodico Federmanager Roman. 33/Febbraio 2011

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